Sono giorni importanti, pieni e disordinati allo stesso tempo. Giorni di profondo cambiamento delle abitudini, del proprio modo di essere e di fare. Quello che facciamo ci nutre e ci connette con ciò che siamo. Questo vuol dire che non siamo più gli stessi in questi giorni? L’estraniazione da ciò che ci circonda, dalla nostra casa, dai nostri affetti, da noi stessi, è uno dei modi di sentire che maggiormente avvertiamo in questo momento di “quarantena nazionale”.
Il punto è che questa è una situazione nuova per tutti noi, non siamo preparati proprio perché non l’abbiamo mai vissuta e, come noi, non l’hanno mai vissuta i nostri genitori.
Non abbiamo riferimenti, siamo disorientati e cerchiamo. Cerchiamo le risposte in ogni sito, ogni post, ogni sms, ogni programma televisivo…ingolfando la mente e il cuore, tralasciando di cercare nel posto dove potremmo trovare più riposte che altrove.
Esiste un luogo in cui potremmo avere le risposte che cerchiamo?
Forse sì, forse no. Se esiste questa possibilità, forse, è in noi stessi.
La realtà è che in molte situazioni non sappiamo di che cosa siamo veramente capaci.
Il modo per saperlo è farci i conti.
Ascoltiamoci. Diamo voce al nostro corpo. Come sta? Diamo voce ai nostri sentimenti. Che emozioni proviamo? Aprendoci alla possibilità di conoscere un pezzetto di noi stessi in una situazione come questa che, come altre nella vita, fa da specchio a ciò che siamo, a come reagiamo tanto agli eventi eccezionali, quanto alle situazioni ordinarie. Entriamo in contatto con il tempo dell’ “adesso”. E se incontriamo sofferenza, utilizziamola per conoscere come siamo nella sofferenza, come reagiamo ad essa. Non è facile. Non ci aspettiamo che lo sia. È possibile però.